I quattro moti
Tra due voci: parallelo (stesso intervallo, stessa direzione), simile (stessa direzione, intervallo diverso), contrario (direzioni opposte), obliquo (una voce ferma, l'altra si muove). Il moto contrario è il più indipendente; il parallelo il meno.
Le regole classiche
- Niente quinte e ottave parallele (né unisoni paralleli) tra due voci qualsiasi: due voci che si muovono insieme in quinta o ottava perdono indipendenza.
- Niente quinte/ottave nascoste tra le voci esterne quando il soprano arriva per salto.
- Sensibile (B in Do) che sale alla tonica quando è in una voce esterna.
- Settima dell'accordo (F in G7) che scende di grado.
- Note comuni tenute nella stessa voce; le altre voci si muovono per la via più breve.
- Niente intervalli melodici eccedenti (F–G# in La minore armonica) né salti di settima.
- Spaziatura: soprano–contralto e contralto–tenore entro l'ottava; tenore–basso anche più larghi.
- Niente incroci (il contralto sopra il soprano) né sovrapposizioni.
Esempi in Do
- C → F: C E G → C F A (C resta, E sale a F, G sale ad A).
- G7 → C: B sale a C, F scende a E, D va a C (o a E), il basso G va a C.
- Errore tipico: C (C E G) → D (D F# A) con tutte le voci che salgono di un tono: quinte e ottave parallele.
Perché interessa un producer
Le stesse regole rendono fluidi i voicing di pad, archi, cori e pianoforte. Un loop C – G – Am – F suonato a blocchi in stato fondamentale salta su e giù; con la condotta: C E G → B D G → C E A → C F A, la mano si muove appena e le voci interne cantano.
Esempio reale
I 371 corali armonizzati da Bach sono da tre secoli il modello di riferimento per queste regole; i programmi ABRSM di grado 6 chiedono proprio di completare frasi in stile corale.