Definizione
Il solfeggio è la lettura della musica ad alta voce, nominando le note (parlato) o intonandole (cantato), rispettando ritmo, dinamica e articolazione. È la base della formazione nei conservatori italiani ed europei e, con il nome di sight-singing, dei programmi Berklee, ABRSM e Royal College of Music.
Origine dei nomi delle note
Le sillabe nascono con Guido d'Arezzo (XI secolo), che usò le iniziali dei versi dell'inno a San Giovanni Ut queant laxis: Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La. "Ut" divenne Do nel Seicento (attribuito a Giovanni Battista Doni) e si aggiunse Si (da Sancte Iohannes). Guido insegnava anche con la mano guidoniana, un antenato dei segni manuali di Kodály.
Solfeggio parlato
Si leggono i nomi delle note in ritmo, battendo il tempo con la mano (giù–su per il 2, triangolo per il 3, croce per il 4). Allena la lettura veloce delle chiavi (setticlavio) e la precisione ritmica. Metodi storici italiani: Pozzoli (Solfeggi parlati e cantati), Bona (Metodo completo per la divisione).
Solfeggio cantato: do fisso e do mobile
- Do fisso (Italia, Francia, Spagna, Russia): Do è sempre C. Si canta il nome reale della nota; le alterazioni non cambiano la sillaba (Fa# si canta "Fa"). Vantaggio: legame immediato con la lettura assoluta. Svantaggio: non mostra la funzione della nota.
- Do mobile (metodo Kodály, Tonic Sol-fa di John Curwen, Berklee, ambiente anglosassone): do è sempre la tonica. In Sol maggiore Sol si canta "do", Re "sol". Le sillabe rappresentano i gradi e quindi la funzione.
Sillabe cromatiche del do mobile: salendo di ri fi si li, scendendo ra me se le te. La minore si canta "la-based" (la ti do re mi fa sol, tradizione Kodály) o "do-based" (do re me fa sol le te, molti college americani).
I segni manuali di Curwen–Kodály
Ogni grado ha un gesto (pugno per do, mano obliqua per re, palmo orizzontale per mi, pollice in giù per fa…). Il gesto si sposta in altezza con la nota: serve a visualizzare la scala e le tendenze (ti con l'indice puntato verso l'alto, verso do).
Sillabe ritmiche
- Kodály: ta (semiminima), ti-ti (due crome), ti-ka-ti-ka (semicrome), tri-o-la (terzina).
- Takadimi (college americani): ta, ta-di, ta-ka-di-mi; ta-ki-da per le terzine.
- Konnakol (India del sud): ta-ka, ta-ki-ta, ta-ka-di-mi, utili anche per i metri dispari.
Come esercitarsi (metodo graduale)
- Scala e arpeggio di tonica cantati con sillabe o numeri, partendo da un La 440 o dalla tonica suonata al piano.
- Intervalli per grado: 1–3–5, 5–1, 1–7–1, 4–3: le tendenze funzionali.
- Melodie per grado congiunto, poi con salti nella triade, poi con salti fuori triade.
- Cromatismi: note di volta e di passaggio (fi tra sol e fa, si tra la e sol).
- Lettura a prima vista di 8 battute al giorno, senza fermarsi in caso d'errore.
- Registrarsi e confrontare con il piano o con un accordatore.
Perché serve a un produttore
- Topline: chi solfeggia scrive melodie con l'orecchio interno, senza dipendere dalla tastiera.
- Linee di basso e controcanti: cantare una linea prima di programmarla la rende più naturale e "respirata".
- Comunicazione: dire "sale sul fa diesis, che è la sensibile del V" a un musicista è più rapido che mandare un MIDI.
- Trascrizione: il do mobile accelera il riconoscimento delle melodie dei brani di riferimento.
Esempio
"Do-Re-Mi" (Rodgers e Hammerstein, The Sound of Music) è letteralmente una lezione di solfeggio in do mobile: ogni sillaba è un grado della scala. L'"Inno alla gioia" si canta mi mi fa sol sol fa mi re do do re mi mi re re in do mobile, qualunque sia la tonalità.
Esercizio
- Ogni giorno, 5 minuti: canta la scala maggiore e minore con le sillabe del do mobile e i segni manuali.
- Canta la linea di basso del tuo ultimo brano con i numeri dei gradi, poi programmala senza guardare la tastiera.
- Leggi in solfeggio parlato 8 battute in chiave di basso e 8 in chiave di contralto.
Collegamenti
Gradi della scala e nomi funzionali; Dettato musicale; Ascolto funzionale e riconoscimento dei gradi; Pentagramma e chiavi.