Forma e analisiIntermedio3 min di lettura

Concerto solistico e forma con ritornello

Definizione

Il concerto solistico mette uno strumento (o pochi) in dialogo con l'orchestra. Nella forma classica ha tre movimenti: veloce – lento – veloce. Due modelli formali sono fondamentali:

  1. la forma con ritornello del Barocco (Vivaldi, Bach);
  2. la forma sonata del concerto del Classicismo (Mozart), che Hepokoski e Darcy chiamano sonata di tipo 5.

La forma con ritornello (Vivaldi)

Il ritornello è un tema dell'orchestra (tutti) composto di più segmenti (per esempio a–b–c); ritorna più volte, intero o frammentato, in tonalità diverse; tra un ritornello e l'altro il solista suona episodi virtuosistici che modulano.

SezioneChi suonaTonalità (in maggiore)
R1tutti, ritornello completoI
S1solista, episodio modulanteI → V
R2tutti, parte del ritornelloV
S2solistaV → vi (o altre)
R3tutti, frammentovi
S3solista→ I
R4tutti, ritornello completoI

In minore le tappe tipiche sono i, III, v, iv (numeri romani relativi alla minore naturale).

Esempio: Vivaldi, "La primavera" da Le quattro stagioni (nell'op. 8, Il cimento dell'armonia e dell'inventione, 1725), I movimento in Mi maggiore: il ritornello dei tutti ritorna tra episodi del violino che descrivono gli uccelli, il ruscello, il temporale, come spiegano i sonetti stampati con la partitura.

Bach riprende il modello nei Concerti per violino BWV 1041–1042 e nel Concerto italiano BWV 971 per clavicembalo solo, in cui i "tutti" e i "soli" sono resi con i due manuali.

La forma sonata del concerto (Mozart)

È spesso descritta come doppia esposizione:

  1. Ritornello orchestrale iniziale (R1): presenta i temi principali restando in tonica (o quasi).
  2. Esposizione del solista (S1): il solista rientra, riprende e varia i temi, aggiunge materiale proprio e modula alla dominante; termina con un trillo e una cadenza, seguita da un ritornello orchestrale.
  3. Sviluppo (spesso con figure virtuosistiche del solista).
  4. Ripresa (solista e orchestra insieme), in tonica.
  5. Cadenza: l'orchestra si ferma su un accordo di sesta e quarta cadenzale (I6/4) con corona; il solista improvvisa (o suona una cadenza scritta) e chiude con un trillo sulla dominante; l'orchestra rientra con il ritornello finale sul V7–I.

Esempi: Mozart, Concerto per pianoforte n. 21 K. 467 (1785), n. 20 in Re minore K. 466, n. 23 K. 488.

Evoluzione romantica

  • Beethoven, Concerto n. 5 "Imperatore" op. 73 (1809): il pianoforte entra subito con cadenze scritte; Beethoven indica di non improvvisare la cadenza finale.
  • Mendelssohn, Concerto per violino op. 64 (1844): il solista entra alla seconda battuta, la cadenza scritta è prima della ripresa (non alla fine), i movimenti sono collegati senza pause.
  • Čajkovskij, Concerto per pianoforte n. 1 (1875), Rachmaninov, n. 2 (1901): il concerto diventa un grande dramma sinfonico.

Il secondo e il terzo movimento

  • Lento: aria cantabile (ternario o variazioni), a volte in una tonalità vicina (IV, vi).
  • Finale: rondò o sonata-rondò, spesso con brevi cadenze del solista prima dei ritorni del refrain.

Applicazione per un produttore

La forma con ritornello è molto vicina alla struttura hook–strofa–hook di un brano: il ritornello orchestrale è l'hook strumentale, che ritorna anche in forma ridotta (frammento di 2 battute) tra le strofe del "solista" (la voce o un lead). La cadenza del solista è il solo libero sopra un pedale o in silenzio prima del rientro di tutto il gruppo: un break o un "drop a cappella".

Collegamenti

Concerto grosso, Sonata-rondò, Forma sonata: Sonata Theory di Hepokoski e Darcy, Cadenze (sesta e quarta cadenzale), Bernstein: cos'è l'orchestrazione.

Fonti

Lezioni collegate