Definizione
Il concerto solistico mette uno strumento (o pochi) in dialogo con l'orchestra. Nella forma classica ha tre movimenti: veloce – lento – veloce. Due modelli formali sono fondamentali:
- la forma con ritornello del Barocco (Vivaldi, Bach);
- la forma sonata del concerto del Classicismo (Mozart), che Hepokoski e Darcy chiamano sonata di tipo 5.
La forma con ritornello (Vivaldi)
Il ritornello è un tema dell'orchestra (tutti) composto di più segmenti (per esempio a–b–c); ritorna più volte, intero o frammentato, in tonalità diverse; tra un ritornello e l'altro il solista suona episodi virtuosistici che modulano.
| Sezione | Chi suona | Tonalità (in maggiore) |
|---|---|---|
| R1 | tutti, ritornello completo | I |
| S1 | solista, episodio modulante | I → V |
| R2 | tutti, parte del ritornello | V |
| S2 | solista | V → vi (o altre) |
| R3 | tutti, frammento | vi |
| S3 | solista | → I |
| R4 | tutti, ritornello completo | I |
In minore le tappe tipiche sono i, III, v, iv (numeri romani relativi alla minore naturale).
Esempio: Vivaldi, "La primavera" da Le quattro stagioni (nell'op. 8, Il cimento dell'armonia e dell'inventione, 1725), I movimento in Mi maggiore: il ritornello dei tutti ritorna tra episodi del violino che descrivono gli uccelli, il ruscello, il temporale, come spiegano i sonetti stampati con la partitura.
Bach riprende il modello nei Concerti per violino BWV 1041–1042 e nel Concerto italiano BWV 971 per clavicembalo solo, in cui i "tutti" e i "soli" sono resi con i due manuali.
La forma sonata del concerto (Mozart)
È spesso descritta come doppia esposizione:
- Ritornello orchestrale iniziale (R1): presenta i temi principali restando in tonica (o quasi).
- Esposizione del solista (S1): il solista rientra, riprende e varia i temi, aggiunge materiale proprio e modula alla dominante; termina con un trillo e una cadenza, seguita da un ritornello orchestrale.
- Sviluppo (spesso con figure virtuosistiche del solista).
- Ripresa (solista e orchestra insieme), in tonica.
- Cadenza: l'orchestra si ferma su un accordo di sesta e quarta cadenzale (I6/4) con corona; il solista improvvisa (o suona una cadenza scritta) e chiude con un trillo sulla dominante; l'orchestra rientra con il ritornello finale sul V7–I.
Esempi: Mozart, Concerto per pianoforte n. 21 K. 467 (1785), n. 20 in Re minore K. 466, n. 23 K. 488.
Evoluzione romantica
- Beethoven, Concerto n. 5 "Imperatore" op. 73 (1809): il pianoforte entra subito con cadenze scritte; Beethoven indica di non improvvisare la cadenza finale.
- Mendelssohn, Concerto per violino op. 64 (1844): il solista entra alla seconda battuta, la cadenza scritta è prima della ripresa (non alla fine), i movimenti sono collegati senza pause.
- Čajkovskij, Concerto per pianoforte n. 1 (1875), Rachmaninov, n. 2 (1901): il concerto diventa un grande dramma sinfonico.
Il secondo e il terzo movimento
- Lento: aria cantabile (ternario o variazioni), a volte in una tonalità vicina (IV, vi).
- Finale: rondò o sonata-rondò, spesso con brevi cadenze del solista prima dei ritorni del refrain.
Applicazione per un produttore
La forma con ritornello è molto vicina alla struttura hook–strofa–hook di un brano: il ritornello orchestrale è l'hook strumentale, che ritorna anche in forma ridotta (frammento di 2 battute) tra le strofe del "solista" (la voce o un lead). La cadenza del solista è il solo libero sopra un pedale o in silenzio prima del rientro di tutto il gruppo: un break o un "drop a cappella".
Collegamenti
Concerto grosso, Sonata-rondò, Forma sonata: Sonata Theory di Hepokoski e Darcy, Cadenze (sesta e quarta cadenzale), Bernstein: cos'è l'orchestrazione.