Definizione
Scherzo significa "gioco, scherzo". Come movimento di sinfonia, quartetto o sonata, è l'erede veloce del minuetto: stesso metro ternario e stessa forma scherzo – trio – scherzo, ma tempo molto più rapido (Allegro molto, Presto), battuta sentita "in uno" (un solo battito per battuta) e carattere energico, ironico, a volte demoniaco. Haydn usa la parola nei Quartetti op. 33 (1781); Beethoven ne fa il terzo movimento standard; nell'Ottocento lo scherzo diventa anche un brano indipendente (Chopin).
Forma
- Scherzo: binario arrotondato con ritornelli, spesso molto esteso (con sviluppo nella seconda parte).
- Trio: contrastante per tonalità, orchestrazione e carattere (spesso più cantabile o rustico).
- Scherzo da capo (a volte scritto per intero e variato).
- Coda.
- Variante a cinque parti: S – T – S – T – S (Beethoven, Sinfonie n. 4 e n. 7), dove il trio ritorna una seconda volta.
Tratti stilistici
- Ipermetro: poiché la battuta è un solo battito, le battute si raggruppano in gruppi di 4 che funzionano come battute "grandi". Beethoven gioca con questa regolarità: nello Scherzo della Sinfonia n. 9 scrive in partitura "Ritmo di tre battute" e poi "Ritmo di quattro battute", cambiando la lunghezza dei gruppi.
- Sorpresa: silenzi improvvisi, sforzati sui tempi deboli, cambi di dinamica bruschi, entrate "sbagliate" dei timpani (il timpano solo sulle ottave di Fa nella Nona).
- Contrappunto: fugati nel trio o nello scherzo (Beethoven, Quinta: il trio con il fugato dei violoncelli e contrabbassi).
- Colore orchestrale: legni leggeri, pizzicati, staccato (Mendelssohn).
Esempi
- Beethoven, Sinfonia n. 3 "Eroica", III: scherzo con il trio dei tre corni.
- Beethoven, Sinfonia n. 5, III: lo Scherzo in Do minore si spegne in pianissimo e porta senza interruzione (attacca) al finale in Do maggiore; il suo materiale ritorna dentro il finale.
- Beethoven, Sinfonia n. 9: lo Scherzo è al secondo posto, con un'esposizione fugata.
- Mendelssohn, Scherzo dal Sogno di una notte di mezza estate (1842): staccati leggerissimi di legni e archi, il modello dello "scherzo degli elfi".
- Chopin, quattro Scherzi per pianoforte (op. 20, 31, 39, 54): pezzi autonomi e drammatici, lontanissimi dall'idea di "scherzo" leggero; lo Scherzo n. 2 op. 31 in Si bemolle minore/Re bemolle maggiore è il più eseguito.
- Bruckner: scherzi massicci, ostinati, quasi danze contadine amplificate.
- Dukas, L'apprendista stregone (1897), sottotitolo "scherzo symphonique".
Esempio da scrivere (Re minore, 3/4 "in uno", ♩. circa 100 = una battuta)
- Scherzo, prima parte (16 battute): motivo di tre crome ascendenti ripetuto, gruppi di 4 battute, cadenza in Fa maggiore (III).
- Seconda parte: progressione e falsa ripresa in Sol minore (iv), poi ritorno in Re minore.
- Trio in Re maggiore: melodia legata ai fiati sopra un bordone D–A.
- Ripresa dello scherzo con un gruppo di 3 battute inatteso prima della coda.
Per un produttore
Il "pensare in uno" dello scherzo è lo stesso dei generi veloci dove il beat si percepisce per battute intere (drum and bass sentita a 87 invece di 174, jungle, metal veloce): l'interesse nasce da come raggruppi le battute (4+4, 3+3+2, gruppi di 3 come Beethoven). Prova a inserire un gruppo di 3 battute dove l'ascoltatore si aspetta 4: è uno strumento di sorpresa potentissimo anche in un drop.
Collegamenti
Minuetto e trio, La sinfonia: struttura dei movimenti, Metro, suddivisione, half-time e double-time, Ritmo armonico avanzato (ipermetro), Ballata e forma libera romantica.