Le unità
- LUFS (Loudness Units relative to Full Scale): misura di loudness percepita secondo lo standard ITU-R BS.1770, con una curva di pesatura che imita l'orecchio.
- Integrated: media su tutto il brano.
- Short-term (finestra di 3 s) e Momentary (400 ms): utili per confrontare sezioni.
- LRA (loudness range): quanto varia la loudness tra parti piane e forti.
- True peak (dBTP): picco reale dopo la ricostruzione del segnale, che può superare il picco campionato.
Normalizzazione delle piattaforme
Le piattaforme di streaming abbassano (e in alcuni casi alzano) i brani verso un livello di riferimento. Spotify indica come obiettivo −14 LUFS integrated e consiglia un true peak sotto −1 dBTP; per master più forti di −14 LUFS consiglia di stare sotto −2 dBTP, perché la codifica lossy può generare distorsione. Altri riferimenti diffusi: Apple Music intorno a −16 LUFS, broadcast europeo (EBU R128) −23 LUFS.
Che cosa significa in pratica
- Un master a −8 LUFS su Spotify viene abbassato di circa 6 dB: la loudness in più non si traduce in volume, ma resta la perdita di dinamica.
- Molti generi (pop, rap, trap, EDM) restano comunque su master tra −9 e −6 LUFS per scelta estetica: la compressione fa parte del sound.
- Scegli il livello per il genere e per il suono, poi verifica come suona normalizzato.
- Confronta con i brani di riferimento a parità di loudness.
Esempio
Due master dello stesso beat in La minore: A a −7 LUFS, B a −10 LUFS. Normalizzati a −14, B mantiene più punch su cassa e 808; A sembra più compatto ma meno dinamico. La scelta dipende dal genere.
Esempio reale
«Death Magnetic» dei Metallica (2008) è diventato il simbolo della «loudness war»: il master fu criticato pubblicamente per clipping e distorsione dovuti all'eccesso di volume.