Il contesto
In un club la musica passa da lettori DJ (Pioneer CDJ, controller, software come Rekordbox, Serato, Traktor) a un mixer e poi a un impianto potente con subwoofer che riproducono con forza le frequenze fino a 30–40 Hz. Non c'è normalizzazione: il DJ regola il guadagno a mano, ma un brano molto più debole o con basse diverse dagli altri del set è difficile da mixare. Un master per club deve quindi: avere basse solide e mono, loudness simile alle tracce dello stesso genere, struttura mixabile.
Basse
- Mono sotto i 100–150 Hz: molti impianti sommano o gestiscono le basse in mono; ogni differenza tra L e R in quella zona si cancella o crea instabilità.
- Sub controllato: troppo sub sotto i 30–35 Hz consuma potenza e headroom senza essere percepito; spesso si usa un HP dolce a 20–30 Hz.
- Cassa e basso separati nel tempo (sidechain, note) e in frequenza: sull'impianto da club gli errori di slotting diventano enormi.
- Note del sub: verifica che tutte le note del basso abbiano energia simile (le basse cambiano molto tra A1 = 55 Hz e E1 = 41 Hz); una multibanda o un EQ dinamico sulle basse livella la linea.
Loudness
Nei generi da club (house, techno, drum and bass, dubstep, trap da festival) i master sono di solito forti: valori di −8/−5 LUFS integrati sono comuni nelle uscite commerciali (valori osservati, non uno standard). Più importante del numero è che il brano regga il confronto con i riferimenti del genere senza distorcere e mantenendo il punch della cassa: in club il punch fisico conta più della densità.
Alte e medi
- Gli impianti grandi sono implacabili con l'asprezza a 2–5 kHz (stanchezza a volume alto) e con le sibilanti.
- Gli acuti si attenuano con la distanza e con il pubblico: non serve aria esagerata.
Struttura e versioni
- Extended mix: intro e outro di 16–32 battute con soli elementi ritmici (cassa, hat, percussioni) per permettere il mix; cambi di sezione ogni 8/16/32 battute.
- Radio edit separato per lo streaming.
- Nessun fade-in o fade-out nei mix per DJ: inizio e fine netti sulla battuta.
- Tempo costante e griglia stabile (i lettori analizzano il BPM).
- Tonalità indicata nei metadati se possibile (aiuta il mix armonico, per esempio con la notazione Camelot dei software DJ).
Formati
WAV o AIFF a 16 o 24 bit, 44,1 kHz, sono la scelta più sicura per la compatibilità con i lettori; MP3 320 kbps per i promo. Evita frequenze o profondità insolite che alcuni lettori non supportano.
Verifica
- Ascolta su un impianto con subwoofer (anche in uno studio con sub calibrato) o almeno controlla le basse con analizzatore e cuffie affidabili.
- Test in un set: inserisci il brano in un mix con 3–4 tracce di riferimento usando un software DJ e osserva se devi correggere molto guadagno o EQ.
- Controlla la compatibilità mono e la fase delle basse (correlatore sotto i 150 Hz vicino a +1).
Esempio in La minore
Brano tech house a 126 BPM, basso su A1 – C2 – G1. Master: HP 25 Hz, Side HP 130 Hz, EQ dinamico sulle basse per uniformare A1 e G1 (differenza di 2,5 dB), bus compressor 1,5 dB, clipper 2 dB, limiter 3 dB: −6,8 LUFS integrati, true peak −0,8 dBTP. Extended mix: intro di 32 battute (cassa + hat + perc), outro di 32 battute; radio edit da 3:10 con master più dinamico (−9 LUFS) per lo streaming.
Errori comuni
- Basse stereo (riverberi e synth larghi sotto i 150 Hz).
- Master troppo basso rispetto al genere: il DJ deve alzare molto il guadagno e la traccia «cala».
- Cassa schiacciata dal limiter: in club la differenza si sente fisicamente.
- Fade-in e fade-out nell'extended mix.
Esercizio
Prepara un extended mix e un radio edit dello stesso brano con due master diversi. Prova l'extended in un mix DJ con tre riferimenti del genere: annota quanto guadagno e quanta EQ hai dovuto correggere sul tuo brano.
Collegamenti
«Compatibilità mono», «EQ Mid/Side in mastering», «Dinamica in mastering», «Groove della batteria per genere», «Forme della musica elettronica».